Feeds:
Articoli
Commenti

Auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo

Gli ultimi avvenimenti di cui tutti, direttamente o indirettamente, siamo stati protagonisti, dal sisma in poi, hanno determinato un’enorme motivazione al fare, al “saper fare”, al “poter fare”, al “dover fare”. La Protezione Civile, le cosiddette Istituzioni, i gruppi di Volontariato e tutte le professionalità, al nostro fianco, ci hanno mostrato che “fare” deve essere il nostro primo sentimento. V.A.DO. cerca di conquistare il suo posto in questa classifica di virtuosi, con la sua presenza sul territorio aquilano, convogliando le richieste dei cittadini e gli sforzi eccellenti dei donatori. Nella convinzione che, da iniziative di formazione e di promozione sanitaria, dall’impegno costante e sincero, dalle molteplici facce della solidarietà e dei volontari, possano derivare risultati molto concreti, anche in ambito del soccorso in emergenza. Tali premesse hanno portato all’incontro con il Sindaco di Ospitaletto e il suo staff di volontari di Protezione Civile che hanno generosamente donato gli sforzi della ditta ASO in favore delle popolazioni terremotate per l’acquisto di materiali didattici (manichino per esercitazione di basic life support-defibrillation, BLS-D) e operativi (defibrillatore con monitor e due borse di primo soccorso, ben fornite ed equipaggiate) al fine di rendere più sicura l’azione dei soccorsi sanitari, in tutto il bacino della Circoscrizione di Paganica. L’obiettivo è di far crescere la convinzione che educando i cittadini all’esperienza del soccorso si possa contribuire a salvare, con poche nozioni e minimo impegno, vite umane. Questo progetto vuole contribuire alla nascita di una cultura, italiana ed europea, della medicina delle catastrofi. Volta al cambiamento di prospettiva rispetto al passato, dove catastrofe voleva dire solo morte e distruzione, sostituendo questa equazione certa con una percentuale di probabilità e di salvezza, che, per quanto limitata, possa significare speranza e competenza. “Saper fare, poter fare, dover fare”.

IL PROBLEMA

L’estensione e la dispersione geografica, del territorio L’Aquila EST, l’assenza di agevoli vie di accesso a luoghi isolati, le difficoltà legate al traffico nelle aree urbane e periferiche, rendono spesso impossibile l’intervento dei soccorsi e, in particolare, di defibrillazione in tempi utili ad evitare un danno irreversibile o la morte del paziente.

LA DEFIBRILLAZIONE PRECOCE

In tale situazione è opportuno che sia disponibile un sistema di soccorso che consenta in ogni condizione di accedere rapidamente alla rianimazione di base e alla defibrillazione precoce, per poter intervenire sulla persona colpita da arresto cardiaco in attesa dell’arrivo delle squadre di soccorso specializzate. Essenziali e insostituibili comunque.

LA FORMAZIONE

Grazie alla legge 120 del 03 Aprile 2001 anche il personale ‘laico’ (non sanitario) è autorizzato ad utilizzare i defibrillatori automatici in sede extra-ospedaliera. Questo richiede naturalmente un adeguato corso di rianimazione di base che includa lezioni di tipo teorico su argomenti di natura anatomo-fisiologici e fisiopatologici immediati e fruibili anche dai non-addetti-ai-lavori. Contestualmente, l’utilizzo dei materiali didattici quali manichino e defibrillatore (BLS-D) nonché un periodico richiamo, in modo da mantenere aggiornate sia la dimestichezza con i dispositivi sia la conoscenza di aggiornamenti e innovazioni.

LE FASI DEL PROGETTO

Un progetto che porta alla realizzazione di quanto sopra può essere articolato nelle seguenti fasi:

  • analisi del territorio con valutazione delle zone da coprire;
  • individuazione di un presidio attrezzato con delle apparecchiature che consentano l’intervento e la vicinanza alla popolazione;
  • la facile accessibilità dei cittadini al presidio;
  • fornitura dei dispositivi (ditta ASO e Comune di Ospitaletto);
  • reclutamento dei soccorritori volontari (V.A.DO.) e corsi di istruzione BLS-D;
  • convocazione periodica per re-training e aggiornamento.

V.A.DO. ha maturato una pluriennale esperienza universitaria nella educazione del personale “laico” al BLS-D e nella realizzazione di questi progetti di formazione, che le consentono di fornire un supporto efficace allo sviluppo e alla realizzazione della catena di sopravvivenza sul territorio in tutte le sue fasi. La maggior parte dei volontari V.A.DO. hanno, infatti, qualifica di istruttore ed esecutore di BLS-D, ACLS, o per il soccorso ai traumatizzati. Questo connota il progetto, qui presentato e riassunto, come perseguibile, realizzabile, sostenibile e articolabile, con l’impegno di esserci e il sogno di ritornare a volare.

Cemento amato

Locandina Un libro per ricostruireC’è chi dà la colpa
alla piena di primavera,
al peso di un grassone
che viaggiava in autocorriera:
io non mi meraviglio
che il ponte sia crollato,
perché l’avevano fatto
di cemento “amato”,
invece doveva essere
“armato”, s’intende,
ma la erre c’è sempre
qualcuno che se la prende.

Il cemento senza erre
(oppure con l’erre moscia)
fa il pilone deboluccio
e l’arcata troppo floscia.

In conclusione, il ponte
è colato a picco,
e il ladro di “erre”
è diventato ricco.

Passeggia per la città,
va al mare d’estate,
e in tasca gli tintinnano
le “erre” rubate.

- Gianni Rodari

Emozione. Ieri abbiamo vissuto una forte emozione. Un misto di amore, ricordi, speranze, sogni, desideri, paure, tristezze e sorrisi. Siamo entrati in punta di piedi in un mondo reale e sospeso tra fantasia e colore, quello che spesso trascuriamo di visitare per fretta o malcelata pigrizia. Ci rimarrà dentro questa esperienza di bellezza, di purezza, di futuro possibile e semplice. Lontano dalla incapacità e dall’immobilismo di tanti adulti, dall’egoismo e dalla distrazione di tanti di noi. I bambini delle quinte classi della Scuola Elementare di Paganica ci hanno regalato una emozione in valore assoluto. Ci hanno regalato quanto di più prezioso e coraggioso posseggono, i loro pensieri sinceri, le loro soluzioni geniali, le loro aspettative concrete, i loro vissuti difficili, le loro espressioni di gioia e di fiducia nel domani. Testimoni silenziosi e indifesi di un fenomeno personificato con la casa in classe A, B, C, D, E, o addirittura F… un po’ come le sezioni di una scuola da frequentare, per quest’anno a metà, un po’come le lettere di un alfabeto, di sole sei lettere, nuovo e pericolosamente semplice da imparare. Chiedono con computa e spedita recitazione, frutto di ottimo impegno e completa dedizione, a un Babbo che millanta equa generosità da secoli, una casa per loro stessi e per i loro compagni di banco, per i loro genitori e per i loro nonni. Per quanti l’hanno persa, parzialmente o completamente, ricolma delle sicurezze e dei ricordi, del sonno e delle vite, del passato e del presente di ciascuno di loro. Chiedono di essere amati un po’ di più, di essere protetti un po’ di più, di essere aiutati un po’ di più, di essere considerati un po’ di più, di essere fratelli un po’ di più, di essere bambini un po’ di più. Lo chiedono anche a noi. Ci leggono delle poesie di grandi letterati, interpretano i valori degli splendidi insegnanti che li guidano, ci fanno gli ascoltare canti natalizi, ci commuovono profondamente e sorprendentemente. Ma senza orpelli. Senza parole difficili, senza architetture sofisticate, senza saggezza, senza opportunità o scopo. La loro presenza, la loro efficacia, la loro potenza, la loro spietata dolcezza è tutta nei loro occhi. Assonnati, divertiti, pungenti, distratti, sognanti, furbi, scuri, affamati, trasparenti, increduli e gioiosi. Disposti a donarsi per impersonare la speranza, per rendere tangibile la materia dei sogni, per far diventare magico un Natale freddo e triste, per far muovere la slitta tintinnante dei regali anche verso nuovi indirizzi, le roulotte, i containers, le casette di legno, i MAP, le new town, gli alberghi costieri. Le loro nuove realtà. Una nuova altalena di termini e difficoltà, di fuga e di ritorno, di legame e di complicata convivenza, di impegno e di delusione, di genitori e di molti estranei. Nuove categorie di amici. È stato facile per loro comprendere e accettare tutto questo? Forse no, non sempre, non completamente. Ma ci hanno provato. Questo più di tutto ci ha commosso. Che, i più indifesi tra noi, i più piccoli e i più apparentemente fragili, siano saldamente e consapevolmente in grado di crescere e migliorare e emozionare e cantare e recitare e disegnare e scrivere e sognare e desiderare e sbagliare e far esplodere la loro ingenua innocenza. Minimamente intaccata da un brutto sogno. Grazie bambini.

Ciao carissimi amici di V.A.DO.!! Un’amica psicologa, che ha lavorato nei campi di accoglienza in corso dell’emergenza sisma, persona capace, sensibile e preparata, ha pubblicato un pezzo davvero significativo sul vissuto di quei giorni… lo segnaliamo perché la lettura entra dentro la testa e l’anima di chi ha filmato, in diretta, quella difficile esperienza. Non fatevi impressionare dal titolone è davvero bello!

Analisi di un Io-terremotato, ad uso di psicoterapeuti psicoanalitici che vogliano attrezzarsi per “partire” come volontari per un’Emergenza – Francesca Masi

Grazie

Emergenza finita. Clamore finito. Terremoto finito.

Rimangono le donne e gli uomini, i dolori, le paure, le macerie, i destini, i ricordi. I morti e i vivi. Bisogna avere la dignità e la forza di dire grazie a quanti sono stati presenti, operosi, collaboranti e onesti. A quanti cercano di sostenerci nel cambiamento doloroso, inevitabile, delle nostre architetture e delle nostre anime. A quanti ci hanno accompagnato per mano fino ai confini dell’assistenzialismo esasperato e ora ci chiedono di camminare con le nostre gambe, al di là del particolare, per l’interesse generale e della comunità. Bisogna ripartire dalle nostre pietre, dalla testimonianza silenziosa e antica che rappresentano. Sono le nuvole di un cielo caduto a terra e frantumatosi in mille pezzi. Ma lì,con quelle, siamo anche noi. Le hanno calpestate le nostre passeggiate infreddolite e frettolose, o accaldate e indolenti, le hanno animate le nostre chiacchiere provinciali e perbeniste, irriverenti o clericali; le nostre storie, come tante, note o taciute. Sono lì, aspettano di tornare a prender forma di casa, di chiesa, di bottega o di nobiltà. Testimoniano noi stessi, con quel loro sapere, odoroso, di tempo e di eternità. Con quel modo, strano, di proteggerci e di ferirci, di rintracciarci e di allontanarci. Di significare e di ostruire.

Grazie. A quanti hanno creduto possibile che si ri-assemblasse il mosaico, che hanno contribuito a decifrare l’ideogramma incomprensibile che è divenuto il nostro vivere quotidiano. Il nostro essere persone alle quali è cambiato tutto in trenta secondi, ma alle quali si chiede di essere sempre le stesse. Soprattutto nella professione. Un grazie speciale a chi dona risorse in favore di chi soffre. In particolare agli amici dell’Energy Fitness Center di Pisa che sono stati appassionatamente presenti al fianco di V.A.DO. con un dono silenzioso, ma prezioso, al fine di mettere una, di quelle infinite prime pietre, simboliche, ma non solo, necessarie alla lastricatura di una strada interrotta, per breve tratto, ma oggi, già, pienamente percorribile. Per chi vuole e può. Grazie.

Cristiana G.

Pietre

Vengono, vanno i giorni, senza fretta, senza
imprevisti. 
Le pietre ammutoliscono nella luce e nella
memoria.
Uno usa una pietra per guanciale.
Un altro, prima di nuotare, lascia i vestiti
sotto una pietra
ché non glieli prenda il vento. Un altro
ha una pietra per sgabello
o come picchetto per il campo, al cimitero,
nell’ovile, nel bosco.

Tardi, dopo il tramonto, tornandotene a casa,
qualunque pietra della spiaggia tu posi sopra
il tavolo
è una statuetta – una piccola Nike o il cane
di Artemide,
e quella su cui un adolescente posò i piedi
bagnati a mezzogiorno
è un Patroclo dalle ciglia ombrate e chiuse.

- Ghiannis Ritsos

fusionIn questo primo fine settimana autunnale, per condizione atmosferica e per ciclicità stagionale, siamo stati invitati a fare un bilancio della nostra attività professionale, come associazione di volontariato, V.A.DO., in ragione della presenza assistenziale nelle aree di accoglienza aquilane fin dalle primissime ore post-terremoto, in occasione del XI CONVEGNO NAZIONALE UFFICIALI MEDICI C.R.I., svoltosi a Salerno, dal 15 al 18-10-2009. L’invito ci è giunto, graditissimo, dagli stessi ufficiali medici che hanno direttamente collaborato nello scenario del sisma e gestito la logistica e l’organizzazione sanitaria nell’area del COM 1 (Centro Operativo Misto1-L’Aquila), oggi in via di chiusura definitiva.

L’evento di Salerno ha compreso, per grandi aree di interesse, la trattazione dei seguenti argomenti:

  • la medicina d’urgenza sul campo;
  • la Gestione Sanitaria delle Catastrofi;
  • la Protezione della popolazione civile: la normativa internazionale.

V.A.DO. nella doppia veste di associazione assistenziale e scientifica ha partecipato attivamente al racconto di quei giorni difficili, presentando due esperienze maturate sul campo, in forma di poster, che hanno restituito visibilità e significato ad un lavoro silenzioso ma instancabile di un gruppetto caparbio e motivato di volontari. I due abstract hanno assunto un valore altamente simbolico ed evocativo, nell’ambito del convegno, dal momento che gli stessi Autori sono stati coinvolti sia come vittime che come attivi soccorritori. I due titoli: Esperienza clinica in un Presidio Medico Avanzato (PMA) nell’emergenza sisma di L’Aquila: studio osservazionale (Aprile-Maggio 2009); e: Dolore e catastrofi naturali: la nostra esperienza; già da soli riescono a sottolineare il solido presupposto scientifico che motiva l’attività dell’associazione V.A.DO. e la sua dedizione alla sofferenza umana nelle sue più varie sfumature. Per la verità è stato anche un modo di trarre, in breve, delle prime conclusioni sull’attività svolta e sulla progettualità presente e futura, dei singoli medici e del gruppo più attivo e solidale in seno all’associazione. Quello che firma, in questi due brevi reports, il consuntivo dell’ostinazione e dell’idealità, realizzato nelle forme di una presenza costante e fattiva, accanto alla popolazione aquilana. Mutilata di una parte dell’esistenza e della sua serenità. La soddisfazione di essere rimasti attivi, finora, in ausilio a tutte le forze di Protezione Civile dispiegate in campo, nasce dalla necessità di coerenza e dalla convinzione che la migliore risposta da dare a chi ci tende una mano è stringerla forte. Dignitosamente. Sapere di dovere ringraziare tanti, ma in fondo anche noi stessi. Con orgoglio e semplicità siamo rimasti ai nostri posti, certi che fosse l’unica strada da percorrere. Ora siamo di fronte alla fase della “ricostruzione” della nostra città e della nostra vita professionale (e personale) che richiede un impegno ancora più profondo e consistente. Il terremoto sei mesi dopo è questo: sentirsi al punto di partenza.

Foto BisentiMetti una giornata in montagna, metti tanto sole e un gruppo di amici che per caso si incontrano in uno dei posti più affascinanti e selvaggi del “gigante d’Abruzzo”, la piana di Fonte Vetica sul massiccio del Gran Sasso, ed ecco come nasce l’idea di unire due realtà, quella aquilana di V.A.DO. e quella teramana di Bisenti. Gli amici di Bisenti conosciuti appunto durante una gita in montagna sulla piana di Fonte Vetica, organizzano ogni anno una passeggiata sul fiume Fino alle pendici del Gran Sasso. Il fiume durante la stagione estiva, ormai sempre più torrida nell’entroterra abruzzese, rimane in secca, ma le sue rocciose sponde ospitano un paesaggio veramente mozzafiato. Così fra un arrosticino e l’altro veniamo invitati come associazione a partecipare alla passeggiata lungo il fiume Fino. Il ritrovo è a Bisenti il 23 Agosto, ore 8.30; qui veniamo accolti da una piazza calorosa di persone e dopo la Santa Messa, ricevuta la benedizione del parroco nella piazza dell’ottocentesca Chiesa della Madonna degli Angeli, ci prepariamo a procedere in questo straordinario percorso in mezzo alla natura ancora incontaminata, nel cuore della terra abruzzese. Gli organizzatori di questa “Passeggiata annuale lungo il Fiume Fino” (Giandomenico Medori, Giancaterini Carlo Volontari della protezione Civile di Bisenti e Franco Pretarola Capogruppo degli Alpini di Bisenti) subito con il loro travolgente calore si prodigano affinché ogni partecipante abbia la sua lauda colazione per affrontare il …“viaggio”.

Anche noi volontari V.A.DO. rifocillati ed edotti sul percorso che si snoda lungo il letto del fiume, partiamo con loro, armati di borraccia e scarponi da trekking, risalendo il fiume. Usciti dal paese ci addentriamo nella natura più selvaggia della collina teramana dove immersi nel verde discendiamo nel bacino del fiume che non è ancora del tutto in secca e conserva una splendida vivacità, con le sue acque cristalline che in delicati rivoli formano, dove la roccia è più gentile, di pietra calcarea, piccoli invasi. Il percorso, circa 10 km per oltre 4 ore di cammino, mette a dura prova la resistenza dei nostri volontari alcuni dei quali approfittando dell’impeccabile organizzazione preferiscono affrontare il percorso sulle jeep messe a disposizione. Un allegro serpentone di persone percorre le asperità del letto del fiume Fino. La contagiosa simpatia del popolo di Bisenti ci coinvolge in uno spirito di partecipazione e di amicizia, caratteristico di questa ospitale terra d’Abruzzo.

Il sole risplende ed illumina le frondose chiome dei boschi che allungano i loro rami fin quasi a sfiorare l’acqua del fiume che ancora generoso offre sollievo per la canicola estiva; infatti nell’allegria di questa splendida giornata alcuni dei nostri volontari, trascinati dalla cordiale goliardia del momento, ne approfittano per bagnarsi un po’ e riprendere fiato. Il fiume nasconde segreti e tesori naturalistici di rara bellezza; fra vestigia di vecchi ponti, cascinali protetti dalla folta vegetazione, delicate cascate d’acqua, verso le 11.30, un po’ provati ma con tanta voglia di vedere come va a finire, ci fermiamo per la sosta prevista lungo un’ansa del fiume.

Qui un ulteriore ricco spuntino viene offerto a tutti i partecipanti: formaggi locali ed altri prodotti tipici della zona forniscono l’energia necessaria per proseguire il cammino.

Il letto del fiume inizia a prendere l’aspetto di ruscello di montagna in quanto ci avviciniamo sempre di più alle sue sorgenti ed anche le jeep che ci seguono hanno le loro difficoltà per superare le rocce che l’impeto delle acque invernali ha trascinato sul fondo. La fatica non sembra arrestare la risalita perché in un clima così gioioso non c’è tempo per lamentarsi, ma c’è solo tanta voglia di stare insieme, per godere appieno dell’armonia della natura. Le sorgenti del fiume sono ormai vicine e senza aver la benché minima voglia di fermarsi arriviamo nel punto di ristoro dove gli organizzatori, già all’opera, hanno previsto tutto per il pranzo che sarà di lì a poco offerto ai partecipanti. Così in un oasi verde, cullati dall’ombra degli alberi, presentiamo la nostra Associazione a tutti i partecipanti; la preziosa collaborazione e la particolare sensibilità sia degli organizzatori, sia della popolazione di Bisenti, si manifesta in questa splendida giornata, in tutta la sua straordinaria generosità. Infatti, viene raccolto del denaro con le generosissime spontanee donazioni di ciascuno degli amici di Bisenti ed il ricavato, circa 500 euro, viene devoluto alla associazione V.A.DO. con grande soddisfazione e partecipazione di tutti. Con questo atto di generosità sarà possibile acquistare ulteriori mezzi e presidi medici per estendere e rendere sempre più efficace l’attività di volontariato nell’ambito del trattamento del dolore e del soccorso in emergenza. Un grazie speciale agli amici di Bisenti per la loro ospitalità, per il loro affetto, per averci fatto conoscere l’incanto di questa nostra terra, nascosto e conservato, intatto in luoghi in cui ancora si respira aria di genuina fratellanza; ma grazie soprattutto per la grandiosa generosità e sensibilità dimostrata nei confronti della nostra causa.

Grazie Giandomenico, grazie Carlo, grazie Franco, grazie Antonio, grazie Enzo, e grazie di nuovo a tutti gli amici di Bisenti….

Emiliano

Articoli precedenti »