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Ciao carissimi amici di V.A.DO.!! Un’amica psicologa, che ha lavorato nei campi di accoglienza in corso dell’emergenza sisma, persona capace, sensibile e preparata, ha pubblicato un pezzo davvero significativo sul vissuto di quei giorni… lo segnaliamo perché la lettura entra dentro la testa e l’anima di chi ha filmato, in diretta, quella difficile esperienza. Non fatevi impressionare dal titolone è davvero bello!

Analisi di un Io-terremotato, ad uso di psicoterapeuti psicoanalitici che vogliano attrezzarsi per “partire” come volontari per un’Emergenza – Francesca Masi

Grazie

Emergenza finita. Clamore finito. Terremoto finito.

Rimangono le donne e gli uomini, i dolori, le paure, le macerie, i destini, i ricordi. I morti e i vivi. Bisogna avere la dignità e la forza di dire grazie a quanti sono stati presenti, operosi, collaboranti e onesti. A quanti cercano di sostenerci nel cambiamento doloroso, inevitabile, delle nostre architetture e delle nostre anime. A quanti ci hanno accompagnato per mano fino ai confini dell’assistenzialismo esasperato e ora ci chiedono di camminare con le nostre gambe, al di là del particolare, per l’interesse generale e della comunità. Bisogna ripartire dalle nostre pietre, dalla testimonianza silenziosa e antica che rappresentano. Sono le nuvole di un cielo caduto a terra e frantumatosi in mille pezzi. Ma lì,con quelle, siamo anche noi. Le hanno calpestate le nostre passeggiate infreddolite e frettolose, o accaldate e indolenti, le hanno animate le nostre chiacchiere provinciali e perbeniste, irriverenti o clericali; le nostre storie, come tante, note o taciute. Sono lì, aspettano di tornare a prender forma di casa, di chiesa, di bottega o di nobiltà. Testimoniano noi stessi, con quel loro sapere, odoroso, di tempo e di eternità. Con quel modo, strano, di proteggerci e di ferirci, di rintracciarci e di allontanarci. Di significare e di ostruire.

Grazie. A quanti hanno creduto possibile che si ri-assemblasse il mosaico, che hanno contribuito a decifrare l’ideogramma incomprensibile che è divenuto il nostro vivere quotidiano. Il nostro essere persone alle quali è cambiato tutto in trenta secondi, ma alle quali si chiede di essere sempre le stesse. Soprattutto nella professione. Un grazie speciale a chi dona risorse in favore di chi soffre. In particolare agli amici dell’Energy Fitness Center di Pisa che sono stati appassionatamente presenti al fianco di V.A.DO. con un dono silenzioso, ma prezioso, al fine di mettere una, di quelle infinite prime pietre, simboliche, ma non solo, necessarie alla lastricatura di una strada interrotta, per breve tratto, ma oggi, già, pienamente percorribile. Per chi vuole e può. Grazie.

Cristiana G.

Pietre

Vengono, vanno i giorni, senza fretta, senza
imprevisti. 
Le pietre ammutoliscono nella luce e nella
memoria.
Uno usa una pietra per guanciale.
Un altro, prima di nuotare, lascia i vestiti
sotto una pietra
ché non glieli prenda il vento. Un altro
ha una pietra per sgabello
o come picchetto per il campo, al cimitero,
nell’ovile, nel bosco.

Tardi, dopo il tramonto, tornandotene a casa,
qualunque pietra della spiaggia tu posi sopra
il tavolo
è una statuetta – una piccola Nike o il cane
di Artemide,
e quella su cui un adolescente posò i piedi
bagnati a mezzogiorno
è un Patroclo dalle ciglia ombrate e chiuse.

- Ghiannis Ritsos

fusionIn questo primo fine settimana autunnale, per condizione atmosferica e per ciclicità stagionale, siamo stati invitati a fare un bilancio della nostra attività professionale, come associazione di volontariato, V.A.DO., in ragione della presenza assistenziale nelle aree di accoglienza aquilane fin dalle primissime ore post-terremoto, in occasione del XI CONVEGNO NAZIONALE UFFICIALI MEDICI C.R.I., svoltosi a Salerno, dal 15 al 18-10-2009. L’invito ci è giunto, graditissimo, dagli stessi ufficiali medici che hanno direttamente collaborato nello scenario del sisma e gestito la logistica e l’organizzazione sanitaria nell’area del COM 1 (Centro Operativo Misto1-L’Aquila), oggi in via di chiusura definitiva.

L’evento di Salerno ha compreso, per grandi aree di interesse, la trattazione dei seguenti argomenti:

  • la medicina d’urgenza sul campo;
  • la Gestione Sanitaria delle Catastrofi;
  • la Protezione della popolazione civile: la normativa internazionale.

V.A.DO. nella doppia veste di associazione assistenziale e scientifica ha partecipato attivamente al racconto di quei giorni difficili, presentando due esperienze maturate sul campo, in forma di poster, che hanno restituito visibilità e significato ad un lavoro silenzioso ma instancabile di un gruppetto caparbio e motivato di volontari. I due abstract hanno assunto un valore altamente simbolico ed evocativo, nell’ambito del convegno, dal momento che gli stessi Autori sono stati coinvolti sia come vittime che come attivi soccorritori. I due titoli: Esperienza clinica in un Presidio Medico Avanzato (PMA) nell’emergenza sisma di L’Aquila: studio osservazionale (Aprile-Maggio 2009); e: Dolore e catastrofi naturali: la nostra esperienza; già da soli riescono a sottolineare il solido presupposto scientifico che motiva l’attività dell’associazione V.A.DO. e la sua dedizione alla sofferenza umana nelle sue più varie sfumature. Per la verità è stato anche un modo di trarre, in breve, delle prime conclusioni sull’attività svolta e sulla progettualità presente e futura, dei singoli medici e del gruppo più attivo e solidale in seno all’associazione. Quello che firma, in questi due brevi reports, il consuntivo dell’ostinazione e dell’idealità, realizzato nelle forme di una presenza costante e fattiva, accanto alla popolazione aquilana. Mutilata di una parte dell’esistenza e della sua serenità. La soddisfazione di essere rimasti attivi, finora, in ausilio a tutte le forze di Protezione Civile dispiegate in campo, nasce dalla necessità di coerenza e dalla convinzione che la migliore risposta da dare a chi ci tende una mano è stringerla forte. Dignitosamente. Sapere di dovere ringraziare tanti, ma in fondo anche noi stessi. Con orgoglio e semplicità siamo rimasti ai nostri posti, certi che fosse l’unica strada da percorrere. Ora siamo di fronte alla fase della “ricostruzione” della nostra città e della nostra vita professionale (e personale) che richiede un impegno ancora più profondo e consistente. Il terremoto sei mesi dopo è questo: sentirsi al punto di partenza.

Foto BisentiMetti una giornata in montagna, metti tanto sole e un gruppo di amici che per caso si incontrano in uno dei posti più affascinanti e selvaggi del “gigante d’Abruzzo”, la piana di Fonte Vetica sul massiccio del Gran Sasso, ed ecco come nasce l’idea di unire due realtà, quella aquilana di V.A.DO. e quella teramana di Bisenti. Gli amici di Bisenti conosciuti appunto durante una gita in montagna sulla piana di Fonte Vetica, organizzano ogni anno una passeggiata sul fiume Fino alle pendici del Gran Sasso. Il fiume durante la stagione estiva, ormai sempre più torrida nell’entroterra abruzzese, rimane in secca, ma le sue rocciose sponde ospitano un paesaggio veramente mozzafiato. Così fra un arrosticino e l’altro veniamo invitati come associazione a partecipare alla passeggiata lungo il fiume Fino. Il ritrovo è a Bisenti il 23 Agosto, ore 8.30; qui veniamo accolti da una piazza calorosa di persone e dopo la Santa Messa, ricevuta la benedizione del parroco nella piazza dell’ottocentesca Chiesa della Madonna degli Angeli, ci prepariamo a procedere in questo straordinario percorso in mezzo alla natura ancora incontaminata, nel cuore della terra abruzzese. Gli organizzatori di questa “Passeggiata annuale lungo il Fiume Fino” (Giandomenico Medori, Giancaterini Carlo Volontari della protezione Civile di Bisenti e Franco Pretarola Capogruppo degli Alpini di Bisenti) subito con il loro travolgente calore si prodigano affinché ogni partecipante abbia la sua lauda colazione per affrontare il …“viaggio”.

Anche noi volontari V.A.DO. rifocillati ed edotti sul percorso che si snoda lungo il letto del fiume, partiamo con loro, armati di borraccia e scarponi da trekking, risalendo il fiume. Usciti dal paese ci addentriamo nella natura più selvaggia della collina teramana dove immersi nel verde discendiamo nel bacino del fiume che non è ancora del tutto in secca e conserva una splendida vivacità, con le sue acque cristalline che in delicati rivoli formano, dove la roccia è più gentile, di pietra calcarea, piccoli invasi. Il percorso, circa 10 km per oltre 4 ore di cammino, mette a dura prova la resistenza dei nostri volontari alcuni dei quali approfittando dell’impeccabile organizzazione preferiscono affrontare il percorso sulle jeep messe a disposizione. Un allegro serpentone di persone percorre le asperità del letto del fiume Fino. La contagiosa simpatia del popolo di Bisenti ci coinvolge in uno spirito di partecipazione e di amicizia, caratteristico di questa ospitale terra d’Abruzzo.

Il sole risplende ed illumina le frondose chiome dei boschi che allungano i loro rami fin quasi a sfiorare l’acqua del fiume che ancora generoso offre sollievo per la canicola estiva; infatti nell’allegria di questa splendida giornata alcuni dei nostri volontari, trascinati dalla cordiale goliardia del momento, ne approfittano per bagnarsi un po’ e riprendere fiato. Il fiume nasconde segreti e tesori naturalistici di rara bellezza; fra vestigia di vecchi ponti, cascinali protetti dalla folta vegetazione, delicate cascate d’acqua, verso le 11.30, un po’ provati ma con tanta voglia di vedere come va a finire, ci fermiamo per la sosta prevista lungo un’ansa del fiume.

Qui un ulteriore ricco spuntino viene offerto a tutti i partecipanti: formaggi locali ed altri prodotti tipici della zona forniscono l’energia necessaria per proseguire il cammino.

Il letto del fiume inizia a prendere l’aspetto di ruscello di montagna in quanto ci avviciniamo sempre di più alle sue sorgenti ed anche le jeep che ci seguono hanno le loro difficoltà per superare le rocce che l’impeto delle acque invernali ha trascinato sul fondo. La fatica non sembra arrestare la risalita perché in un clima così gioioso non c’è tempo per lamentarsi, ma c’è solo tanta voglia di stare insieme, per godere appieno dell’armonia della natura. Le sorgenti del fiume sono ormai vicine e senza aver la benché minima voglia di fermarsi arriviamo nel punto di ristoro dove gli organizzatori, già all’opera, hanno previsto tutto per il pranzo che sarà di lì a poco offerto ai partecipanti. Così in un oasi verde, cullati dall’ombra degli alberi, presentiamo la nostra Associazione a tutti i partecipanti; la preziosa collaborazione e la particolare sensibilità sia degli organizzatori, sia della popolazione di Bisenti, si manifesta in questa splendida giornata, in tutta la sua straordinaria generosità. Infatti, viene raccolto del denaro con le generosissime spontanee donazioni di ciascuno degli amici di Bisenti ed il ricavato, circa 500 euro, viene devoluto alla associazione V.A.DO. con grande soddisfazione e partecipazione di tutti. Con questo atto di generosità sarà possibile acquistare ulteriori mezzi e presidi medici per estendere e rendere sempre più efficace l’attività di volontariato nell’ambito del trattamento del dolore e del soccorso in emergenza. Un grazie speciale agli amici di Bisenti per la loro ospitalità, per il loro affetto, per averci fatto conoscere l’incanto di questa nostra terra, nascosto e conservato, intatto in luoghi in cui ancora si respira aria di genuina fratellanza; ma grazie soprattutto per la grandiosa generosità e sensibilità dimostrata nei confronti della nostra causa.

Grazie Giandomenico, grazie Carlo, grazie Franco, grazie Antonio, grazie Enzo, e grazie di nuovo a tutti gli amici di Bisenti….

Emiliano

Emiliano, volontario V.A.DO., in posa vicino ad un'auto d'epoca al raduno A.S.A. di Ortona

Sabato 22 Agosto si è svolto ad Ortona un autoraduno organizzato dall’A.S.A. (Associazione Auto Storiche Abruzzo) di L’Aquila che ha visto la partecipazione anche di alcuni dei volontari della nostra associazione che conservano e mantengono viva anche la passione per le auto d’epoca. Alle ore 15.00 si è deciso di partire dall’Aquila, abbandonando almeno per un giorno le macerie, le tende, i campi e le centinaia di mezzi pesanti che tutti giorni con certosina dedizione affollano le strade terremotate dell’aquilano. Portano nei loro rimorchi ogni sorta di materiale e presidio specifico finalizzato alla realizzazione del progetto C.A.S.E. in sostegno delle popolazioni bisognose. Il caldo terrificante del container V.A.DO. per una mezza giornata non ha potuto mietere con i suoi aloni di sudore nessuna camicetta, camicie e tutine da sala operatoria… I nostri volontari sebbene senza aria condizionata sulla loro Alfa Romeo Giulietta Spider del 1982 (design Pininfarina… sottolineerei) hanno lasciato alle loro spalle il “Grande Guardiano” del cratere aquilano e superato il C.O.M. di Navelli, i vigneti di Ofena e Capestrano, le fabbriche di Bussi, finalmente con il vento nei capelli sono approdati sull’autostrada che li avrebbe portati di lì a un’ora circa (tempo di percorrenza stimato dal tutor dell’autostrada) ad Ortona.

L’appuntamento con gli altri partecipanti al raduno era fissato per le 17.00 circa all’uscita del casello di Ortona. Un schiera di “antichi fiammanti cuori metallici” rombava all’uscita dell’autostrada e con un insolita puntualità tutti i partecipanti si sono mossi alla volta della città di Ortona. In piazza Castello Aragonese sotto le vestigia dello ieratico splendore cinquecentesco, una piazza ansiosa attendeva con curiosità i nostri cimeli a quattro ruote. Disposte le macchine, ai partecipanti della manifestazione non è rimasto altro che godersi lo splendido spettacolo offerto dal belvedere della piazza che si affaccia sul mare o addentrarsi tra i vicoli della splendida città adriatica, in attesa che le luci e le note dei complessi musicali (fra cui anche l’orchestra di Roy Paci e gli Aretuska) infiammassero l’aria della ”Notte Bianca “di Ortona. Nel mentre una “frotta festante” di bambini con i propri genitori assediava con una tempesta di foto le vecchie glorie a motore. Particolare di rilievo durante le ore di intrattenimento presso la piazza Castello Aragonese è stata la visita all’interno della stessa fortezza voluta da Alfonso D’Aragona nel 1442 per difendere il porto della città.

Tra le possenti mura del castello la rievocazione di duelli medievali e di scene di vita quotidiana, riprodotte con vestiti e suppellettili del tempo (curate dall’associazione “bella domique”) hanno riportato per lo spazio di qualche ora le menti dei nostri volontari a tempi ormai perduti dove l’onor della spada poteva più di tanti denari…

Una fra le tante curiosità medioevali è stata la ricostruzione di una sorta di “ospedale da campo” dell’epoca, dove cavalieri e fanti venivano curati da abili cerusici (chirurghi del tempo, con il permesso di toccare e curare le membra spossate dei soldati feriti). Il dettaglio più interessante, per noi, è stato quello relativo alle procedure anestesiologiche del tempo praticate dai cerusici; certamente privi di mezzi e conoscenze farmacologiche avanzati, i cerusici più abili in grado di far provare meno dolore possibile al proprio paziente erano quelli più veloci nell’eseguire l’operazione chirurgica. È stato anche documentato che qualche abile cerusico usasse prima dell’intervento anche infusi di Atropa Belladonna per lenire le sofferenze dei propri pazienti. Sembra che per i più ricchi che potevano permetterselo, i cerusici prescrivessero già nel medioevo infusi a base di oppiacei, come il “laudano” o “l’antiemetico di Riverio”, un mix di erbe che sembra fra i suoi ingredienti avesse anche estratti del Papaver Somniferum. Durante le diverse illustrazioni di oggetti d’epoca è stato possibile indossare i vestiti, le armature, le armi e, per i più coraggiosi, provare a duellare con circa 40 chili di ferro ed attrezzatura militare sulle spalle.

Al termine della visita, finalmente la cena dei soci A.S.A. ha provveduto a ristorare le necessità nutritive dei partecipanti alla manifestazione.

L’associazione Auto Storiche Abruzzo nelle vesti del suo Presidente, Sig. Roberto Mari, uomo sensibile alle tematiche della terapia del dolore, è da sempre sostenitrice della causa portata avanti dalla V.A.DO.. Così, tra un buon trebbiano ed una frittura di pesce è stata sostenuta l’idea, proprio da parte del Presidente, di donare alla V.A.DO. un’auto per i propri e prossimi interventi sul territorio.

Parte del finanziamento sarà integralmente offerto dall’A.S.A. (un totale di circa 3000 euro) ed il resto verrà raccolto durante i successivi raduni che verranno organizzati in autunno. Il pieno accordo ed il connubio fra i volontari V.A.Do. ed i soci dell’A.S.A. ha permesso in passato di conquistare sempre più ampie possibilità nel panorama della terapia domiciliare e sicuramente permetterà di rafforzare in futuro le capacità dei volontari di garantire un servizio ed una assistenza quanto più efficiente possibile.

Un grazie speciale e sentito dunque va ai soci dell’associazione A.S.A. ed al suo Presidente Roberto Mari, da parte di tutti i volontari VADO, ma anche a tutti gli altri sostenitori della lotta al dolore e del soccorso in emergenza. Tale sostegno e supporto in passato e, in particolare, in questi difficili giorni per la città di L’Aquila, hanno permesso a chi si adopera nella associazione per l’assistenza ai pazienti domiciliari con dolore, di continuare a esistere ed a resistere. Per continuare a portare aiuto a chi soffre, nonostante tante difficoltà incontrate sulla strada della ricostruzione non solo edile di una città, ma anche di una società civile e dei servizi che ai cittadini devono essere sempre e comunque garantiti. Anche in caso di calamità.

Grazie a tutti.

Emiliano

V.A.Do. al massimo

Francesca Zara indossa la maglietta V.A.DO.

Francesca Zara, modella d'eccezione per la prima maglietta V.A.DO.

La scorsa settimana ho ritirato i primi esemplari di magliette V.A.DO. Una piccola tiratura per un piccolo “esperimento”. E una pazza idea: far indossare il primo esemplare a una faccia nota, sperando di farne un volto importante per far conoscere l’associazione. Non a un personaggio qualsiasi, ma a Francesca Zara. Che ha accettato. Per chi non se ne intende di basket e companatico il nome potrebbe suonare sconosciuto. Chi ha sentito qualche volta parlare di basket femminile è invece molto probabile abbia anche sentito parlare di lei. Come si legge su internet, Francesca Zara è una giocatrice che non ha bisogno di presentazioni. Per lungo tempo è stata uno dei pilastri della Nazionale (118 presenze e 972 punti, 2 partecipazioni ai campionati Europei, 1 argento alle Universiadi e 1 argento ai Giochi del Mediterraneo), è stata la prima giocatrice italiana a giocare all’estero in squadre di prima fascia (a Mosca, dove ha vinto campionato ed Eurolega, e a Valenciennes) e una delle poche italiane a ritagliarsi un ruolo importante nella WNBA, a Seattle. In Italia, è ormai un’istituzione per il suo talento, la sua grinta, la sua classe e molto altro (5 scudetti, 2 Coppa Italia, 5 Supercup, una Coppa Ronchetti e una Fiba Cup, tanto per gradire). Francesca è una delle migliori giocatrici italiane. Se lo chiedete a me vi dirò senza pensarci due volte che è la miglior giocatrice italiana in attività. Ve lo dirò perché non ha solo talento, ha qualcosa di più, ha la musica dentro. Ha qualcosa che la rende inconfondibile ma che non so spiegare in altro modo. Forse è questa la sua vera grandezza.

La domanda sorge spontanea: perché V.A.DO. e Francesca Zara? Dai racconti di Chiara e Cristiana, volontarie instancabili, ho capito quanto il terremoto abbia rivoluzionato l’operato dell’associazione, che prima si occupava di assistenza domiciliare, oggi si occupa di qualsiasi cosa ci sia bisogno. Ripenso a ciò che mi dicevano nelle prime giornate post-terremoto, racconti che probabilmente racchiudono lo spirito dei volontari come loro, attivi per gli altri e un po’ anche per sé, un po’ per vocazione, un po’ perché ora più che mai c’è bisogno di dare, per ricevere. Uno dei loro primi pensieri era aiutare gli altri, nonostante loro stessi avessero perso la casa, alcuni di loro persone care, il sonno… e la terra sotto ai piedi. Addirittura qualcuno di loro si aggirava per le tendopoli con un febbrone da cavallo preso dal sacro fuoco della voglia di aiutare, distribuendo coperte, medicinali, consulti e chi più ne ha più ne metta. Anche se loro, per pudore, non ve lo racconteranno mai. Detto ciò, ho proposto Francesca perché l’ho conosciuta un po’ come persona oltre che come giocatrice di basket e ho potuto apprezzarne molti aspetti. E tra questi credo ci sia la sensibilità giusta per rappresentare un progetto come questo. Piccolo, certo, ma fondato sulla tenacia e la genuinità di chi ha voglia di fare e di aiutare gli altri, anche se ciò implica non seguire la strada più comoda.

Grazie Fra

Laura – “Supporter” V.A.DO.

… un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia…

Tutto può accadere

Volontari Ospedale VersiliaAll’inizio della terza settimana, succedutasi al terremoto, nella tendopoli di Bazzano, sono comparsi sette straordinari personaggi, stracolmi di amicizia, buona volontà, dialettica e capacità professionale. Provenivano, più o meno tutti, dalla costa Toscana, ma in particolare la loro base operativa si collocava all’Ospedale Versilia, di Camaiore, in P.S. Cristina, Daniela, Alessandro, Andrea, Cesare, Luca, Nicola. Infermieri e medici, più che altro donne ed uomini, con una luce meravigliosa negli occhi, che fin dal primo momento hanno messo in chiaro le cose: “fateci fare qualcosa, altrimenti si torna a casa”….”ok, no problem”.

Si sono completati i turni di guardia al P.M.A., tutti impegnati, ma per loro non era affatto sufficiente!!!

Alcuni esaurivano turni di 24 ore, ma poi partivano, con mezzo proprio o prestato (chissà se non trafugato di nascosto) alla volta di cellule disperse e disperate, in quell’oceano di necessità che è stato e talvolta è ancora, l’altopiano aquilano, nei giorni dopo il sisma. Li vedevi rientrare dopo intere giornate, per prendere le consegne nel P.M.A., con lo sguardo luminoso e fermo, di chi si assume le proprie responsabilità professionali, solo dopo avere assolto quelle umane. Solo dopo aver donato vestiti e giocattoli ai bimbi, scarpe alle donne ed agli uomini, dopo aver ascoltato le storie delle vecchine di borghi dimenticati. Dopo aver sollevato dalla solitudine e dall’abbandono estremo, gli ultimi e gli umili, lontani dal plauso e dalle facili emozioni del momento. Erano riposati, tenaci, uniti, sinceri, belli, capaci e tirati a lucido sebbene mancasse loro, come a noi, il buon riposo, il buon cibo, il buon bere, la vita tranquilla e serena che avevano condotto fino a quel momento.

Sono andati via, dopo una settimana, lunga e complicata, portando via l’affetto sincero di una intera comunità, la stima incondizionata degli altri sanitari, il ricordo intenso ed inattaccabile delle persone semplici e cordiali di questa terra agonizzante.

Ma, per loro, la prova non era ancora superata.

Anzi, la notte del 29 giugno, l’Inferno. Macerie anche per loro. Da dover rimuovere non solo dai corpi ma anche dalle menti, degli inermi cittadini di Viareggio. Feriti e morti innocenti, carbonizzati da un treno-killer, abbattutosi sulle speranze ed i sogni, di quanti, come noi, sono colpevoli solo di aver accettato criteri di sicurezza e civiltà rivelatisi privi di certezza e fondamento. È la cosa più dolorosa. Accettare che la morte di innocenti sia procurata da chi dovrebbe preservarla, con norme e garanzie di tutela e salvaguardia, per i cittadini. Conosciamo bene la rabbia che vi offende e la forza della disperazione che vi sostiene, in queste ore. Per questo e per l’esempio di amore e dedizione che ci avete insegnato con il vostro agire, vi siamo vicini. Anche se non basterà. Purtroppo indignarsi e stringersi non è sufficiente. La lista è destinata a crescere e ad alimentare dolore e sofferenza. Il silenzio straziante per le vittime ha attraversato, di nuovo, la nostra “normalità”, come già nel Venerdì Santo, che ha officiato le esequie delle nostre vittime. Immagino la prostrazione, mentre rivivo il sacrificio estremo delle vostre energie, fisiche e mentali, al fine di vedere anche solo un sorriso.

Ci siamo messi in contatto con Cesare, che dice nei primi momenti dopo il disastro: “la sofferenza è una sensazione che brucia e consuma l’anima; quello che la gente ci riporta e ci trasmette, raccontando la tragedia è spaventoso; tutto questo è un peso duro da portare; le persone sono davvero al fondo della loro tristezza;….continua il giorno successivo: “la vita continua e scorre ricca di emozioni di ogni tipo; si accostano profondo dolore e piccole gioie per aver aiutato qualcuno….nel momento di estrema disumanità, l’animo umano reagisce e mostra la parte migliore di se. Ognuno di noi cerca di esprimere ciò che normalmente non riesce a fare, ciò che a se stesso non chiede, che non riesce a tirar fuori”…..infine: ”il nostro animo era già stato messo di fronte al dramma, conoscendo voi ed il vostro dolore….la deriva in quel mare di difficoltà e disperazione non era ancora stata recuperata, che è stata di nuovo sospinta dal vento di fuoco della notte viareggina. Ci si sente distrutti, immersi in un dolore così enorme. Inarginabile. Ma ciò che si sopporta ancora meno è il peso della cattiveria. Di una simile cattiva coscienza. Questo non si sopporta”….il giorno dei funerali: ”siamo davvero a pezzi”…..Nei giorni a seguire, al di là della stanchezza e della indignazione, si cerca una ragione per andare avanti e dice: “È tornata di nuovo la grande voglia di stare vicino alla gente, che necessità di aiuto e parole di vicinanza. La vita è una per tutti e dobbiamo aiutarci a vicenda per viverla nel migliore dei modi. Voglio fare di tutto per ridurre la sofferenza e la tristezza delle persone. Persone come noi non perderanno mai battaglie e guerre del genere. Nessuno può e deve toglierci la gioia per la vita”….In queste parole c’è tutto quello che ognuno di noi ha provato e prova, quotidianamente, confrontandosi con la strana realtà che avvolge come un velo di Maya, da tre mesi in qua, le nostre vite. Identica la difficoltà ad accettare la sorte e poi reagire ad essa. Identica la necessità e la voglia di esserci e di ricominciare.

Cristiana G.


Tutto può accadere

da Orazio, Odi, I, 34

Tutto può accadere. Sapete bene come Giove
di solito lascia che le nuvole si ammassino
prima di scagliare il fulmine? Ecco, un momento fa
ha scaraventato il carro e i cavalli del tuono
a ciel sereno. Così ha sconvolto la terra
fin nelle sue viscere ingorgate, lo Stige e i fiumi
serpeggianti, addirittura l’Atlantico.
Tutto può accadere, le torri piu alte
crollare, i potenti fallire, ignoti
emergere. La Fortuna col becco di rasoio
scende in picchiata mentre l’aria stride, a questo
strappa
la corona, su quello la depone sanguinante.
La terra sprofonda. Il fardello dei cieli si solleva
su Atlante come il coperchio di una pentola.
La chiave di volta vacilla, nulla torna come prima.
Ceneri terrestri e spore di fuoco si innalzano
vorticando.

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