
Il container V.A.DO. dell'ospedale San Salvatore a L'Aquila, offerto da Teva
Gli aquilani sono un popolo fiero e dignitoso, qualche volta chiuso e difficile. Soprattutto testardo, nel bene e nel male. Cercano di perseguire gli obiettivi strenuamente ed ostinatamente, ma qualche volta l’orgoglio è il loro peggior nemico. L’evoluzione, tuttavia, ha donato loro quel minimo di intelligenza e di apertura necessarie a capire che nella difficoltà, chiedere aiuto e, soprattutto, accettarlo da chi lo offre, non è un segnale di debolezza e di disonore, ma di collaborazione e di partecipazione, indispensabili a poter andare avanti. Così, grazie alla caparbietà si sta ricostruendo una rete assistenziale per i pazienti con dolore, ma solo grazie ai container, provenienti da donazioni, essa si può gestire, estendere e migliorare, ogni giorno.
I container si impiegano per fine clinico-assistenziale, gestionale-associativo, abitativo, non ultimo come osservatorio epidemiologico-scientifico. In altre parole, sono necessari per la sopravvivenza di medici e pazienti. Sopravvivenza, non intesa come mera sequenza di ordinate funzioni biologiche, ma come quotidiane visite algologiche, di nuovi pazienti o controlli di quelli precedenti, oppure contatto continuo e capillare con gli assistiti, vecchi e nuovi, al fine di monitorare le diverse condizioni, dolorose e personali.
Questa è la prima chance che offrono i container ai medici specialisti ed in formazione specialistica, imparare dai propri pazienti a riconoscere ed a trattare le sindromi dolorose. Accogliere le persone in un luogo fresco, asciutto e pulito, rispettoso della loro dignità e della serietà del lavoro di medici ed infermieri. Seguire le terapie, modificarle ed individualizzarle alla luce della migliore pratica clinica e della migliore scuola di specializzazione del mondo, l’Esperienza.
La seconda grande opportunità che queste “strutture abitative temporanee” offrono, è la possibilità di trovarsi, con cadenza regolare, settimanale, per il consueto incontro dei volontari V.A.DO. Ci si confronta sull’attività medica dedicata ai pazienti, sulle necessità dell’associazione in termini di gestione, delle attività e delle risorse, ma anche sulle nuove idee da raccogliere e sostenere, per poter fattivamente collaborare e crescere. Insieme. Da queste riunioni, oltre la discussione dei casi clinici, anche l’impegno a recuperare le attrezzature informatiche. Computer, stampante, scanner, fotocopiatrice, fax. Sistemare e collegare il tutto, all’interno dei moduli VADO, riattivare la via internautica per recuperare dati epidemiologici, archivi, statistiche e cartelle condivise in rete. Un lavoro muscolare, estenuante e noioso, eseguito fisicamente dai medici (ricercatori e specializzandi) e dalla valida infermiera, coadiuvati dai volontari della protezione civile, al fine di poter aggiornare e continuare l’osservazione e lo studio del fenomeno dolore dal punto di vista scientifico, sia prospettico che osservazionale. Utile ausilio a non perdere l’occasione di incuriosirsi ed innamorarsi, ogni giorno, della attività che si svolge, trasformando il lavoro in passione per la medicina, tutta, intesa, anche, come attitudine al miglioramento ed alla ricerca.

Il container V.A.DO. a Paganica
Infine, il più banale e, forse difficile da ammettere, fine umano, quello abitativo, ricreativo. Avere un punto di incontro e di riferimento. In uno dei container c’è perfino un bagno con una doccia, davvero un lusso di questi tempi. Chi ci ha donato i container ci ha donato un po’ di serenità, professionale ed umana. Chi è stato generoso merita in cambio non solo il nostro grazie, ma soprattutto il nostro impegno, continuo e duraturo. L’impegno è accanto a chi soffre, tenendo fede ai principi di umiltà e collaborazione, che, qualche giorno fa, hanno animato la riunione definitiva che sanciva lo statuto di V.A.DO. Ora tutto questo è reso più semplice da una struttura tangibile, stabile, che accoglie le persone e le attività. Anche più difficile, però, il compito, dal momento che ci assumiamo la responsabilità e l’onere di portare avanti l’assistenza domiciliare ai pazienti con dolore, al di là di tutto e di tutti. L’orgoglio l’abbiamo messo da parte, ma la testardaggine no.
Cristiana

..sì Cristiana, la testardaggine non l’abbiamo messa da parte neanche per un secondo…
Anche da parte mia un ringraziamento va a chi ha accolto e saputo apprezzare tanta voglia di fare e di ripartire dal nulla in un paese come il nostro….
Un grazie anche a tutti voi soci e volontari VADO per tutto ciò che abbiamo fatto insieme e per tutto ciò che da voi e con il vostro sostegno ho appreso in questi giorni.
Ho conosciuto la vostra dedizione e il grazie quindi va a voi,
angeli del nostro tempo.