Sono tornata nella mia tendopoli dopo due giorni di lontananza, due giorni di vita nel mondo “normale” e l’impatto è stato micidiale. Dopo quasi due mesi, ormai, pensi che il peggio sia passato, che sia ora di tornare a credere nel domani, credi che sia possibile farlo.
E invece no. Le macerie di quella che era Via dei Martiri mi accolgono e a vederle mi si spacca l’anima. Ventotto anni di ricordi sono tutti nella mia mente e nel mio cuore. Il mio paese distrutto ormai lo conoscono tutti, ma Onna come era prima la conosciamo solo noi che ci abbiamo vissuto.
Le stradine assolate nelle mattine d’estate; darsi appuntamento la sera al Pinnerone; guardare le stelle sdraiati sulla panchina del giardino dov’è il monumento ai Martiri parlando con gli amici di cose serie e cose meno serie; organizzare e gestire le tre giornate di Piazza Grande, quando la piazza si riempie di tavolini bianchi da lavare, pulire, spostare 300 volte e poi di gente che viene a mangiare la famosa pasta e fagioli; la festa della Madonna a maggio quando da bambina potevo chiedere a mio nonno un regalo da comprare alla bancarella con i giochi; il rumore della fontana in piazza che ascoltavo affacciandomi dall’alto del balcone di casa di nonna, di notte quando il paese è deserto e c’è nell’aria umida l’odore dell’erba appena falciata nei campi; passeggiare nelle strade buie che vanno verso la campagna illuminate solo dalle lucciole, uscire a piedi mentre nevica a Natale per andare a giocare a carte presso l’ex scuola elementare e non aver paura di tornare a casa da sola a notte tarda, tanto sono a Onna, al sicuro; tornare dal lavoro e decidere di uscire perché non ho voglia di stare sola e incontrare il primo che capita e fermarsi a parlare di tutto; suonare al campanello di casa di quell’amico perché non vale la pena telefonarsi… potrei continuare all’infinito.
Quando entro nella zona rossa mi sembra di essere di fronte alla scenografia di un film, come se le macerie delle case fossero solo pannelli di cartone sorretti da dietro con un palo: allora chiudo gli occhi e ricostruisco con le immagini dei ricordi quello che il terremoto ha distrutto.
La cosa che più mi fa soffrire è che i miei figli non potranno conoscere Onna com’era davvero.
Il dolore per la perdita del mio paese bello si aggiunge a quello enorme per la perdita delle persone care, le mie nonne, i miei amici tra i più amati e tutti gli altri, e il dolore di essere stata lì a vederli estrarre dalle macerie, nel buio di quella notte infinita, con l’odore di polvere, metano e paura nelle narici, pietra dopo pietra.
In questi due mesi ci sono stati anche dei bei momenti, ho conosciuto persone generose che mi hanno dato la forza e il coraggio per andare avanti giorno dopo giorno: volontari della protezione civile, medici, infermieri e soccorritori, vigili del fuoco.
Ho imparato che nonostante tutto si può e si deve andare avanti, anche quando si vorrebbe abbandonare tutto e tutti, bisogna farlo per le persone che non ci sono più (alcune delle quali amavano Onna come l’amavo io), per quelle che sono sopravvissute e anche per me stessa e pazienza se Onna com’era prima, il paese dei miei trisavoli, bisnonni, nonni e genitori, non sarà mai più.
Ho imparato anche a dire “ti voglio bene” alle persone che amo, rispetto e ammiro, perché, sarà pure una banalità, ma quando tutto il resto finisce l’amore è l’unica cosa che rimane.
Roberta P.
Volontaria V.A.DO.

Nei giorni dopo il terremoto ho avuto la fortuna ed il piacere di continuare a poter avere questa meravigliosa persona come amica e collega. Ne abbia onore e gloria il burattinaio celeste. Abbiamo condiviso tante cose prima del 6 aprile che a raccontarle ci vorrebbe un blog tutto per noi, poi ci siamo ritrovate ad affrontare insieme questa complicata fase della vita che, come si legge splendidamente nel racconto, è destinata a cambiare per sempre il nostro rapporto con il mondo. Soprattutto, con il nostro mondo interiore. Ma vorrei aggiungere. Nei primi giorni dopo la catastrofe con Roberta abbiamo parallelamente condiviso una marea di difficoltà, ma anche una marea di segreti, confidenze, storie, simpatie, personaggi, momentacci e non ci crederete….risate!!!!!Si risate, avete mai sentito questa meraviglia della natura che è Roberta P. ridere??beh…se non l’avete mai provato è come se non aveste mai visto quell’arcobaleno con cui lei stessa ha chiuso il video…., è una forza!!!…è una risata contagiosa, ricca, forte, solare, trilla come un campanello, riempie di energia ogni neurone del tuo residuo cervello….lo risveglia come una giornata di sole, è una gioia…Poi, ogni tanto il suo sguardo si rabbuia, diventa inquieto, blu, intenso, addolorato e irrimediabilmente triste come solo quello dei bambini può essere….sempre puro nella sua assoluta sincerità, ma velato di malinconia…ed allora ti spezza il cuore. Ma sai che non puoi raggiungerla in quella profondità. Lasci che nel cielo dei suoi occhi passino quelle gonfie, cariche, pesanti, enormi, nuvole nere…dense dei pensieri che abbiamo letto e dei ricordi dolorosi che in essi si rincorrono incessanti. Ora ce l’ha un po’ su con me, perché ancora non organizzo una arrostata nel mio barbecue, in giardino…lì, in quelle occasioni, diamo il meglio di noi, della serie si salvi chi può!!!!…ma si farà presto, Roby, tranquilla!!!…tu procura gli Uomini che al resto ci penso io!!!!!Ti abbraccio, cristiana
complimenti intanto per il post. Anche se da lontano sono vicina a tutte le persone che nel terremoto hanno perso perenti, amici, casa. La mia speranza è che fra qualche tempo non ci si dimentichi di questa tragedia che ha colpito non solo voi, ma l’Italia intera (anche se con occhi ovviamente diversi a seconda della lontananza e della sensibilità delle persone) e che gli aiuti continuino ad arrivare e che presto i cittadini colpiti dalla sciagura possano tornare ad una vita “tranquilla”. Vi sono vicina
Volontario VADO, uomo volontario anche per l’arrostata… idea opportuna…necessaria… Quando ci vediamo? Io da dopodomani sono in pole position, sperando che non succeda nulla nel frattempo…ma forse abbiamo dato…possiamo iniziare a pensare positivo….un abbraccio a tutti e grazie
Non sono in grado di condividere tanti buoni sentimenti con voi, perchè il mio cuore brulica solo di rabbia ed odio per ciò che credo poteva forse essere evitato o almeno essere tamponato..
Onna non c’è più, Paganica non c’è più, Bazzano, San Gregorio, Roio, Tempera e tutto il Comitatus Aquilanus non ci sono più…tanti ci hanno lasciato ed io solo adesso faccio i conti con una tragedia che poteva essere prevenuta…
Scusa Roby; perdonatemi tutti ma non riesco ancora a darmi pace; non serve chiedere verità e giustizia, perchè per quanto nobili parole, in bocca ai loro garanti ormai hanno perso il loro immenso e luminoso significato.
..siamo ormai solo all’ombra della “ricostruzione” ed del denaro da spendere per essa…
P.S.: non vi preoccupate con del buon vino e tante buona carne aquilana si può curare ogni ferita..anche quella generata dalla rabbia e dall’odio…