Durante il periodo ottocentesco si sono realizzate importanti rivoluzioni nel campo dell’alimentazione, in particolare, fu molto importante “la conquista del freddo”, ovvero l’invenzione della macchina frigorifera, avvenuta e brevettata nel 1851, dall’americano John Gorrie e successivamente perfezionata dal tedesco Windhausen, dall’ inglese Reece e dal francese Tellier. A quest’ ultimo si deve anche la messa in opera del primo impianto frigorifero su un piroscafo, le frigorifique, che nel 1876 trasportò in Francia un carico di carne precedentemente macellata in Argentina, dopo un viaggio di 105 giorni. Il nostro viaggio, invece, dura ormai da 90 lunghi giorni e trasporta sogni e speranze, ma, finora, era stato privo di frigorifero….e siamo nel 2009. Poi, tre giorni fa, finalmente, in un pomeriggio qualsiasi, è arrivato!!! O meglio lo abbiamo comperato, trasportato, tolto dall’imballatura, sollevato e posizionato nel container full optional donato da Teva a V.A.DO. Il tutto è stato ottenuto a mezzo della muscolarità dei volontari (come si vede dalle foto) e grazie ai fondi donati dai sostenitori dell’associazione, il che rappresenta l’ennesima dimostrazione che le piccole cose sostengono più grandi progetti. Ci era assolutamente necessario per conservare diverse confezioni di farmaco da utilizzare per un trial clinico, rivolto alla sperimentazione di Fase III, su pazienti oncologici, che senza di questo, ormai antico, quanto indispensabile elettrodomestico, non sarebbe più stato possibile portare avanti. Si sarebbe dovuto cedere lo studio ad una sede periferica convenzionata e sarebbe venuto meno l’ennesimo impegno di ricerca e di aiuto per questa, spesso dimenticata ed ora ancor più penalizzata, categoria di pazienti presenti sul nostro territorio.
Ma c’è un’altra news….in questi giorni, in cui una interminabile fila di deboli e simboliche fiammelle cerca di illuminare quel che rimane della speranza e della voglia di vivere degli aquilani, anche per noi si è accesa una nuova lucina di fiducia e di fattiva collaborazione. È arrivato Emrah!!! Uno studente turco, in progetto Erasmus, ormai nostro collega a tutti gli effetti e splendida persona, che con i suoi occhi vivaci e la sua coraggiosa presenza, ha portato con sé una testimonianza di sincera amicizia e di operoso sostegno. Il suo arrivo ha coinvolto tutti, ha innescato un domino di azioni e di reazioni, che hanno rinnovato la nostra voglia di continuità e non di interruzione, di dialogo e non di chiusura, di arrivo e non di partenza, di costruttività e non di abbandono, di rinascita e non di perdita. Anche lui è stato tra i sorridenti attivisti della “conquista del freddo 2009”, anche perché a lui il frigorifero sarà indispensabile per la sopravvivenza. Infatti, Emrah viene ospitato nell’ambulatorio-container, che come già precisato precedentemente nel blog, assolve all’occorrenza, anche alla funzione abitativa dei volontari. A maggior ragione, ora, tutto questo assume un particolare significato di sussistenza, in questo clima di blindata e tesa tranquillità, che da qualche giorno si respira nella nostra realtà ospedaliera e cittadina.
A rifletterci, per identificare l’ospite e lo straniero, attualmente, usiamo due parole differenti, che indicano il grado più o meno alto di una civiltà. Nella culla della civiltà Occidentale, sulla cima dell’Olimpo (c’è una magica città – nota di chi pubblica il post), a Zeus, che era un dio ospitale, erano cari gli stranieri. Lo xénos, in quella lingua nobile e archetipica, è rigorosamente distinto dal termine che indica il nemico, ekthros (da cui il nostro ‘extra’). Al contrario, lo straniero è indicato con lo stesso termine, xénos, che serve ad indicare l’ospite. Ekthros è il nemico che non è necessariamente straniero; può essere anche il vicino di casa. Questo è stato chiaro anche nelle vicende degli ultimi tre mesi in Abruzzo. L’ospitalità, invece, è sacra; anche quando presenta qualche sacrificio. Dunque, dicevamo: Straniero, Ospitalità, Condivisione. Le tre parti in cui divideremo i ripiani del nostro frigorifero. La civiltà che tratta lo straniero con ospitalità è da noi considerata più evoluta di quella che tratta lo straniero con ostilità. Purtroppo, in questo Mondo, non è sempre così. Per tali ragioni, oggi, Emrah assume un significato di esempio e solidarietà.
Insomma, due novità eccellenti, non paragonabili nella sostanza, ovviamente, ma tra loro collegate da un vincolo di fratellanza e partecipazione, indispensabili a tenere alto il morale della truppa ed a dimostrare che il terremoto deve diventare anche export di immagine positiva di questa terra martoriata.
Grazie Emrah, per essere qui con noi. Buona permanenza da parte di tutti i volontari V.A.DO.
Cristiana G.








Credo che questi concetti dovrebbero essere esposti ai Supremi Signori di questo nostro stanco Pianeta.
Eppure vestiti di bianco o di nero, da un balcone o dietro eserciti di muscoli ed armi, continuano a parlare di solidarietà ai Paesi che mai si svilupperanno (perchè fonte del nostro benessere)..ma si schifano di scendere fra la gente se non con mille scorte e sotto copertura di esperti tiratori. Credo che se qualcuno desideri la loro morte, evidentemente nel loro comportamento non ci sono grandi segni di solidarietà e ospitalità…