
Sabato 22 Agosto si è svolto ad Ortona un autoraduno organizzato dall’A.S.A. (Associazione Auto Storiche Abruzzo) di L’Aquila che ha visto la partecipazione anche di alcuni dei volontari della nostra associazione che conservano e mantengono viva anche la passione per le auto d’epoca. Alle ore 15.00 si è deciso di partire dall’Aquila, abbandonando almeno per un giorno le macerie, le tende, i campi e le centinaia di mezzi pesanti che tutti giorni con certosina dedizione affollano le strade terremotate dell’aquilano. Portano nei loro rimorchi ogni sorta di materiale e presidio specifico finalizzato alla realizzazione del progetto C.A.S.E. in sostegno delle popolazioni bisognose. Il caldo terrificante del container V.A.DO. per una mezza giornata non ha potuto mietere con i suoi aloni di sudore nessuna camicetta, camicie e tutine da sala operatoria… I nostri volontari sebbene senza aria condizionata sulla loro Alfa Romeo Giulietta Spider del 1982 (design Pininfarina… sottolineerei) hanno lasciato alle loro spalle il “Grande Guardiano” del cratere aquilano e superato il C.O.M. di Navelli, i vigneti di Ofena e Capestrano, le fabbriche di Bussi, finalmente con il vento nei capelli sono approdati sull’autostrada che li avrebbe portati di lì a un’ora circa (tempo di percorrenza stimato dal tutor dell’autostrada) ad Ortona.
L’appuntamento con gli altri partecipanti al raduno era fissato per le 17.00 circa all’uscita del casello di Ortona. Un schiera di “antichi fiammanti cuori metallici” rombava all’uscita dell’autostrada e con un insolita puntualità tutti i partecipanti si sono mossi alla volta della città di Ortona. In piazza Castello Aragonese sotto le vestigia dello ieratico splendore cinquecentesco, una piazza ansiosa attendeva con curiosità i nostri cimeli a quattro ruote. Disposte le macchine, ai partecipanti della manifestazione non è rimasto altro che godersi lo splendido spettacolo offerto dal belvedere della piazza che si affaccia sul mare o addentrarsi tra i vicoli della splendida città adriatica, in attesa che le luci e le note dei complessi musicali (fra cui anche l’orchestra di Roy Paci e gli Aretuska) infiammassero l’aria della ”Notte Bianca “di Ortona. Nel mentre una “frotta festante” di bambini con i propri genitori assediava con una tempesta di foto le vecchie glorie a motore. Particolare di rilievo durante le ore di intrattenimento presso la piazza Castello Aragonese è stata la visita all’interno della stessa fortezza voluta da Alfonso D’Aragona nel 1442 per difendere il porto della città.
Tra le possenti mura del castello la rievocazione di duelli medievali e di scene di vita quotidiana, riprodotte con vestiti e suppellettili del tempo (curate dall’associazione “bella domique”) hanno riportato per lo spazio di qualche ora le menti dei nostri volontari a tempi ormai perduti dove l’onor della spada poteva più di tanti denari…
Una fra le tante curiosità medioevali è stata la ricostruzione di una sorta di “ospedale da campo” dell’epoca, dove cavalieri e fanti venivano curati da abili cerusici (chirurghi del tempo, con il permesso di toccare e curare le membra spossate dei soldati feriti). Il dettaglio più interessante, per noi, è stato quello relativo alle procedure anestesiologiche del tempo praticate dai cerusici; certamente privi di mezzi e conoscenze farmacologiche avanzati, i cerusici più abili in grado di far provare meno dolore possibile al proprio paziente erano quelli più veloci nell’eseguire l’operazione chirurgica. È stato anche documentato che qualche abile cerusico usasse prima dell’intervento anche infusi di Atropa Belladonna per lenire le sofferenze dei propri pazienti. Sembra che per i più ricchi che potevano permetterselo, i cerusici prescrivessero già nel medioevo infusi a base di oppiacei, come il “laudano” o “l’antiemetico di Riverio”, un mix di erbe che sembra fra i suoi ingredienti avesse anche estratti del Papaver Somniferum. Durante le diverse illustrazioni di oggetti d’epoca è stato possibile indossare i vestiti, le armature, le armi e, per i più coraggiosi, provare a duellare con circa 40 chili di ferro ed attrezzatura militare sulle spalle.
Al termine della visita, finalmente la cena dei soci A.S.A. ha provveduto a ristorare le necessità nutritive dei partecipanti alla manifestazione.
L’associazione Auto Storiche Abruzzo nelle vesti del suo Presidente, Sig. Roberto Mari, uomo sensibile alle tematiche della terapia del dolore, è da sempre sostenitrice della causa portata avanti dalla V.A.DO.. Così, tra un buon trebbiano ed una frittura di pesce è stata sostenuta l’idea, proprio da parte del Presidente, di donare alla V.A.DO. un’auto per i propri e prossimi interventi sul territorio.
Parte del finanziamento sarà integralmente offerto dall’A.S.A. (un totale di circa 3000 euro) ed il resto verrà raccolto durante i successivi raduni che verranno organizzati in autunno. Il pieno accordo ed il connubio fra i volontari V.A.Do. ed i soci dell’A.S.A. ha permesso in passato di conquistare sempre più ampie possibilità nel panorama della terapia domiciliare e sicuramente permetterà di rafforzare in futuro le capacità dei volontari di garantire un servizio ed una assistenza quanto più efficiente possibile.
Un grazie speciale e sentito dunque va ai soci dell’associazione A.S.A. ed al suo Presidente Roberto Mari, da parte di tutti i volontari VADO, ma anche a tutti gli altri sostenitori della lotta al dolore e del soccorso in emergenza. Tale sostegno e supporto in passato e, in particolare, in questi difficili giorni per la città di L’Aquila, hanno permesso a chi si adopera nella associazione per l’assistenza ai pazienti domiciliari con dolore, di continuare a esistere ed a resistere. Per continuare a portare aiuto a chi soffre, nonostante tante difficoltà incontrate sulla strada della ricostruzione non solo edile di una città, ma anche di una società civile e dei servizi che ai cittadini devono essere sempre e comunque garantiti. Anche in caso di calamità.
Grazie a tutti.
Emiliano




In un’altra occasione si è già scritto che il disastro che ha colpito gli aquilani ha disvelato di questi ultimi, l’indole, l’interiorità, il carattere…ha messo a nudo l’anima di ciascuno…ha tirato fuori la parte migliore od oscura di ciascuno..a noi volontari ha creato il presupposto per diventare qualcos’altro…qualcosa che forse non eravamo perché non ci era stato mai richiesto dalla condizione di vita e dalla funzione che svolgevamo, essenzialmente quella clinica.…una funzione che poteva travalicare l’aspetto umano ed il coinvolgimento se si voleva….in questa situazione, invece, non ha contato soltanto il saper impostare un piano terapeutico, o il saper scrivere una ricetta, ha contato il coraggio, la tenacia, la caparbietà, la resistenza fisica, la determinazione assoluta, la fantasia, l’onestà, la dedizione totale, l’abnegazione, l’intuizione, la passione per la propria gente e per la propria professione… presupposti sui quali si è rifondata la V.A.DO….presupposti di qualunque persona voglia fare il volontario…..e queste sono anche le caratteristiche di questo giovane medico e giovane uomo che scrive il pezzo sopra-pubblicato e produce esperienze profonde e condivise, sia nella vita che sul blog. Condominio del pensiero di noi tutti, o meglio di chi vuole e, si sente, parte integrante di un tutto.
Ed ecco l’ennesima briciola che questa formichina porta in casa V.A.DO. per assicurare il pane dell’inverno a tutto il formicaio….
Emiliano, medico intelligente e preparato, amico sincero, ragazzo tutto cuore e buona volontà…c’è sempre quando c’è bisogno di aiuto ad un collega o ad un paziente…c’è sempre quando c’è una difficoltà…(anche quando c’è da fare festa)…ma soprattutto quando la sua opera instancabile e meravigliosa, infaticabile e dignitosa, limpida ed entusiasta è rivolta al volontariato…alla realizzazione dei progetti della associazione che provvede all’assistenza domiciliare dei pazienti terminali e non, comunque a quelli che hanno necessità di essere seguiti e confortati….a quanti hanno bisogno di una mano….
Ultimamente, però, bisogna dire, che si intravede anche il suo lato pensieroso che a tratti si direbbe preoccupato…mi chiede qualche volta con i suoi grandi occhi neri, stupiti e innamorati della vita, perché, noi???che cosa ci aspetta??quale è il nostro scopo come uomini o medici??nell’ambito della nostra professione e anche nel volontariato???se tutto spesso sembra solo una goccia nel mare…se a fare siamo sempre così pochi (sei o sette quando siamo tantissimi)…insomma, credo si senta solo…solo nel suo ideale di equità sociale, solo nel realizzare tante, piccole o grandi, iniziative nelle quali profonde entusiasmo e impegno…solo nella sua guerra contro il pressappochismo e la falsità…solo nel credere ancora in una legge morale e nella possibilità di realizzare dei sogni…insieme!!!
A queste sue perplessità e difficile dare una risposta, forse c’è n’è più d’una…forse nessuna…ma forse la più bella la dà lui continuando a fare, a combattere, a impegnarsi, a donare, a scrivere, a rinunciare e ad ottenere….la insegna lui, a tutti, noi che spesso lo mandiamo, da solo, in nostra rappresentanza per la comunicazione e per la divulgazione di V.A.DO., la ottiene lui chiedendo per noi tutti e dividendo con noi tutti….
Semplicemente e sinceramente GRAZIE EMI!!!!
Cristiana